Endometriosi: dolore nel corpo e nella mente
Cos’è l’endometriosi?
L’endometriosi è una condizione neuroinfiammatoria cronica, associata a dolore pelvico cronico debilitante, legata alla presenza di tessuto endometriale in posizioni extrauterine e pertanto atipiche. Nonostante la localizzazione anomala, il tessuto endometriale va incontro a crescita, sfaldamento e sanguinamento secondo i ritmi del ciclo della donna; questo comporta però l’irritazione delle zone anatomiche in cui si è posizionato, con la formazione anche di aderenze, tessuto cicatriziale e dolore.
Le più comuni collocazioni atipiche sono ovaie, legamenti che sostengono l’utero, lo spazio tra il retto e la vagina o nello spazio tra vescica e utero; ma le mucose endometriali migranti possono raggiungere anche la superficie esterna dell’intestino tenue e crasso, gli ureteri, le pleure (membrane che ricoprono i polmoni).
Si stima che questa condizione riguardi fra il 6 e il 10% della popolazione femminile in età fertile (Zondervan et al., 2020). L’endometriosi può essere sia sintomatica che asintomatica e la sua gravità evolve nel tempo e può essere minima (stadio I), lieve (stadio II), moderata (stadio III) o grave (stadio IV).
Spesso la diagnosi viene effettuata dopo diverso tempo dalla comparsa dei sintomi, in molti casi fra i 25 e i 35 anni, nonostante la patologia sia presente in fasi più precoci della vita, in concomitanza agli approfondimenti effettuati per la ricerca di una gravidanza che non arriva. Purtroppo si stima che, prima di riuscire a individuare uno specialista che riesca a effettuare una corretta diagnosi, passino in media sette anni. L’iter diagnostico è spesso lungo e dispendioso, non solo dal punto di vista economico, ma anche emotivo e psicologico. Gli esami diagnostici utilizzati dal medico che sospetta la patologia sono ecografia e risonanza magnetica degli organi pelvici e della cavità addominale, ma l’unico esame che con maggiore certezza può dare riscontro della presenza o meno del tessuto endometriale dislocato atipicamente è la laparoscopia.
Quali sono i sintomi che fanno sospettare la presenza di endometriosi?
I sintomi che caratterizzano l’endometriosi sono:
- dolore addominale e pelvico cronico
- mestruazioni dolorose
- irregolarità dei cicli mestruali
- dolore durante i rapporti sessuali (dispaurenia)
- dolore durante la minzione e l’evacuazione (coliti e/o alternate a fasi di stitichezza)
- subfertilità o infertilità
Lo stato di debilitazione che può provocare incide sulla qualità di vita della persona affetta, impattando sulla routine quotidiana e sul benessere psicologico. La sintomatologia presenta un andamento ciclico, che segue le oscillazioni del ciclo ormonale femminile.
Gli aspetti psicologici e sessuologici dell’endometriosi
Le conseguenze psicologiche più diffuse sono:
- stati d’ansia e stati depressivi,
- paura e difficoltà di gestione del dolore cronico
- insoddisfazione per la propria immagine corporea e ripercussioni sulla stima di sé
- tensioni nella relazione di coppia e senso di colpa.
La donna che vive questa condizione patologica, nel momento in cui ha rapporti sessuali penetrativi, proprio a causa del tessuto migrato con aderenze sui legamenti dell’utero e tra retto e vagina, avverte dolore durante l’atto. La percezione del dolore può trasformarsi in breve tempo in ansia anticipatoria rispetto alla possibilità di provare dolore durante il rapporto. Nella donna si attiva uno stato di ipervigilanza e monitoraggio di sé che va ad incidere sull’intensità dello stato eccitatorio e che attiva spesso una tendenza a contratture muscolari che rendono ancora più dolorosa la penetrazione. L’esperienza dolorosa può portare ad avere un calo del desiderio o anche all’evitamento dei rapporti sessuali.
Spesso le donne che soffrono di endometriosi dichiarano di avere una percezione di sé come “difettose”, rotte, non amabili, inferiori e inadeguate. Avvertono i propri genitali come una parte che le priva di una femminilità a 360°, si sentono meno desiderabili e si vivono come partner sessuali incompetenti. Alcune cercano di camuffare questi vissuti cercando di sopportare il dolore, diventano molto esigenti nei confronti di se stesse e delle proprie performance, sforzandosi di diventare le partner sessuali ideali. Tutti questi sforzi diventano strategie di coping disfunzionali, portano la persona ad allontanarsi dal qui e ora, dalla proprie sensazioni autentiche e si genera ulteriore stress.
Non vanno dimenticati il ruolo e i vissuti del partner: l’altra metà della coppia vive un complementare disagio. Quando amiamo qualcuno e sappiamo che sta vivendo un’esperienza di dolore, può attivarsi un atteggiamento iperprotettivo, che rischia però di diventare un’ulteriore parte del problema. Anche per il partner, l’evitamento dell’attività sessuale potrebbe essere una strategia simmetrica per avere l’illusione di gestione del dolore.
Il sesso e soprattutto le rispettive emozioni rischiano di diventare un tabù e il grado di soddisfazione di entrambi i partner rispetto alla sessualità è messo a dura prova. Appare necessario che la coppia lavori sulla capacità di comunicazione dei reciproci desideri e aspettative e sul rispetto dei propri confini emotivi e fisici, cosicché si continui a costruire un senso di intimità stabile e non basato esclusivamente sulla sessualità genitale e penetrativa.
Le attuali cure per l’endometriosi
Da un punto di vista prettamente medico, attualmente non è disponibile una cura definitiva per l’endometriosi. Le terapie mediche sono per lo più orientate alla gestione e al contenimento dei sintomi dolorosi con la somministrazione di farmaci (ad esempio antinfiammatori steroidei o FANS e antidolorifici) oppure, nelle condizioni più gravi, si può ricorrere alla chirurgia per asportare il tessuto endometriale migrato. Purtroppo anche gli interventi non sono sempre risolutivi e possono esserci ricadute e riacutizzazioni nel tempo. Un’altra strategia medica messa in campo quando la donna non è alla ricerca di una gravidanza è la somministrazione di contraccettivi orali combinati (estrogeni e progestinici). Dal momento che il tessuto endometriale in sede atipica risponde alle medesime stimolazioni ormonali di quello in utero, bloccare il ciclo di crescita e sfaldamento aiuta a rallentare l’evoluzione della malattia e impatta sulla gestione del dolore e dello stato neuroinfiammatorio cronico.
Un percorso psicoterapeutico, individuale e di coppia, può mostrarsi utile da affiancare alla terapia medica. Attraverso di esso le persone possono apprendere tecniche per la gestione del dolore e lavorare sugli schemi cognitivi di lettura delle situazioni e sui vissuti emotivi connessi. La donna può rielaborare il proprio senso di inadeguatezza e difettosità ricostruendo una nuova immagine di sé e della propria femminilità.
Nel momento in cui ci si focalizza sull’impatto dell’endometriosi sulla sessualità, i percorsi terapeutici possono aiutare le persone ad aumentare la propria capacità di comunicazione rispetto ai desideri sessuali e a ristrutturare le esperienze vissute, gestendo l’ansia anticipatoria e lo stress da performance.
Bibliografia:
Facchin F., L’endometriosi tra ricerca e ascolto clinico. La persona, i legami, la società, Franco Angeli, 2023
Puliatti M., Psicosomatica del dolore pelvico cronico femminile, ed. Seu, 2009
Puliatti M., La gestione psicofisiologica del dolore cronico, Alpes Italia, 2018
Sitografia:
https://cistite.info/ginecologia/sindromi-multifattoriali/endometriosi.html