Perché fare oggi ciò che puoi fare domani?
Questo articolo è nella lista delle cose da fare da più di due settimane. Trovato l’argomento, studiate le fonti, programmato nell’agenda, eppure il foglio era bianco fino a pochi minuti fa. Ho avuto mille buoni motivi per rimandare di volta in volta la scrittura dell’articolo: ogni volta capitava sempre qualcosa di importantissimo e urgentissimo che mi obbligava a stravolgere l’agenda e questo articolo finiva sempre a “data da destinarsi”.
Mentirei se dicessi che è la prima volta che accade. Scuole e università sono state costellate da cambiamenti delle scadenze e urgenze dell’ultimo secondo. Ogni volta la sensazione è sempre la stessa, un misto di ansia e senso di colpa per qualcosa che avrei già dovuto concludere e invece mi ritrovo a dover fare all’ultimo.
Il termine “procrastinare” è sempre stato un mantra che mi perseguita come uno spettro ogni volta che c’è una scadenza all’orizzonte.
A chiunque può capitare di rimandare o rinviare i propri impegni all’ultimo momento, ma chi procrastina abitualmente evita di intraprendere compiti difficili e ricerca attivamente distrazioni. La procrastinazione riflette in larga parte due tipi di difficoltà:
- mantenere l’autocontrollo
- saper anticipare come ci si sentirà l’indomani o il giorno seguente.
Infatti, ogni volta che rimandiamo i nostri impegni perché non ci va o non abbiamo voglia di lavorarci, finiamo per caricarci di lavoro l’indomani. Cerchiamo di superare il fastidio e la malavoglia di oggi, pensando che la nostra versione futura starà meglio, avrà più energie e risorse, e quindi sarà in grado affrontare quel compito che adesso ci sembra insostenibile.
Perchè procrastiniamo?
Nonostante ne osserviamo l’effetto nel quotidiano, la procrastinazione è un fenomeno complesso. La teoria della motivazione temporale di Steel & König identifica 4 principali componenti che permettono di comprendere cosa si cela dietro al fenomeno:
- le aspettative riguardanti il compito da svolgere: meno fiducia abbiamo in un buon risultato, tanto più tendiamo a perdere tempo per non occuparcene.
- il valore che si attribuisce al compito: la preoccupazione per un compito importante può essere un grande deterrente contro la tendenza a rimandare.
- la sensibilità a ritardare: un forte tratto di coscenziosità diminuisce la tentazione a spostare l’attenzione su altro.
- l’attesa stessa: maggiore è il tempo che si lascia trascorrere tra quando si decide di fare qualcosa e quando si intraprende il compito, maggiori saranno le difficoltà nel portarlo a termine.
Considerare questi elementi permette di agire di conseguenza e prepararsi ad affrontare al meglio gli impegni. Il passo successivo per contrastare la tendenza a procrastinare è la capacità di organizzare gli impegni e pianificare le proprie azioni.
Priorità e procrastinazione
Oltre a riconoscere le proprie risorse e saperle anticipare nel tempo, è fondamentale riuscire a distinguere i tipi di compiti che dobbiamo affrontare.
Ipotizziamo di suddividere gli impegni lungo due assi: importante/non importante e urgente/non urgente. In questo modo si crea una differenza tra come agiscono i procrastinatori cronici e i pianificatori razionali.
I pianificatori razionali svolgono subito i compiti importanti e urgenti. Ciò che è importante, ma non urgente viene pianificato di modo da essere svolto prima di diventare a sua volta urgente. Ciò che è urgente, ma non importante viene delegato a qualcun altro, mentre ciò che non è né urgente né importante viene cancellato dalla lista di cose da fare.
La difficoltà dei procrastinatori è riuscire a considerare correttamente i contenuti delle categorie e scegliere il corso d’azione. La fatica nel distinguere qualcosa di urgente e importante da qualcosa che importante non è, porta chi procrastina a perdere tempo ed energie in un compito non importante. Di conseguenza le cose urgenti e davvero importanti vengono rimandate fino a quando non è troppo tardi e si finisce per delegare la ricerca di una soluzione al futuro sé.
Come affrontare la tendenza a procrastinare
Nonostante possa sembrare paradossale, il primo passo per riuscire a portare a termine i compiti che ci si prefigge, è riconoscere i compiti che non hanno spazio nella nostra testa, così come nella nostra agenda. La paura di perdere occasioni o abbandonare progetti a cui teniamo può portare a sovraccaricarci di impegni e non lasciarci abbastanza risorse, in termini di energie e di tempo, per dedicarci efficacemente a nessuno dei progetti che vogliamo portare avanti.
In seguito, è necessario affrontare quel muro di paura che ci porta a vedere tutti i limiti e le imperfezioni del lavoro che dovremo svolgere o che stiamo portando avanti. Spesso trascuriamo i nostri limiti e paragoniamo il nostro lavoro ad altri. Per questo motivo è importante stabilire standard in base a ciò di cui disponiamo. Se ad esempio ho solo un’ora a settimana per suonare la chitarra, non mi posso aspettare di avere gli stessi risultati di chi si allena per ore tutti i giorni.
Conclusioni
Procrastinare è fastidioso e senza dubbio può essere un grande ostacolo nel portare a termine ciò che siamo prefissati. Tuttavia fare come Alfieri e farsi legare alla sedia potrebbe non bastare. La soluzione potrebbe essere riconoscere che ciò che stiamo facendo è molto difficile e abbiamo bisogno di un supporto esterno.