Cibo e affetti: la psicosomatica delle intolleranze alimentari

Un organismo manifesta un’intolleranza alimentare quando non riesce a digerire correttamente un alimento o una componente dello stesso; le intolleranze sono malfunzionamenti del nostro metabolismo e le distinguiamo dalle allergie proprio perché non viene coinvolto il sistema immunitario con la sintesi di anticorpi, ma portano alla presenza di uno stato infiammatorio diffuso

La sintomatologia generata è molto varia: la persona può soffrire di coliti, dolori addominali, meteorismo, cefalea, riniti e sinusiti, eczemi e pruriti. Lo stato infiammatorio nasce dall’accumulo prolungato nel tempo di sostanze non assimilabili dal nostro corpo e i vari sintomi hanno origine per lo più in un periodo di latenza dal contatto con la sostanza, che può variare tra le 24 e le 72h, mentre invece nel caso dell’allergia la reazione del sistema immunitario è immediata. Tra le più comuni abbiamo ad esempio l’intolleranza al lattosio, al glutine e al nichel.

Il nostro stato di salute fisica è connesso al nostro sistema di regolazione emotiva. Gli stimoli stressogeni contengono una componente soggettiva: ciò che ognuno chiama stress è mediato dalla nostra percezione, dalla nostra capacità di relazionarci con ciò che sentiamo e di regolarci, ovvero recuperare uno stato di calma. Qualora questo stato non sia recuperabile, dentro di noi si mantiene uno stato di arousal neurobiologico che coinvolge attività anomale del sistema endocrino e immunitario con conseguenti malfunzionamenti fisiologici, ad esempio stati infiammatori diffusi e prolungati, i quali alla lunga diventano sintomi e malattie

Il sistema di regolazione emotiva nel suo costituirsi è influenzato dalle relazioni primarie dell’infanzia: il bambino impara a distinguere e rispondere alle attivazioni viscerali degli stati fisiologici e affettivi all’interno della relazione con gli adulti, passando da uno stato percettivo disorganizzato a uno stato via via sempre più in grado di fare ordine e “pensare”. All’interno della relazione di accudimento, si sviluppa la nostra capacità di mentalizzare e organizzare il nostro stato interno o in alternativa la nostra vulnerabilità rispetto alle emozioni e a disturbi somatici. 

Nelle intolleranze il corpo racconta una difficoltà a carico del nostro metabolismo. Grazie a questo processo noi riusciamo a integrare nel corpo i nutrienti necessari per tenerci in vita e ad espellere gli scarti. In una prospettiva psicosomatica, quando il nostro intestino non riesce ad assimilare nè a scartare un alimento, potremmo chiederci se esistono anche altri “contenuti”, di natura affettiva, che non sono assimilabili e che in un certo senso restano dentro di noi a fermentare. L’intolleranza è conseguente a uno stato di consumo prolungato e ripetitivo che diventa intossicazione: potremmo esplorare come un comportamento ambivalente sia messo in atto dalla persona. In che modo desiderio e tossicità ritornano nel rapporto che il soggetto ha con il cibo e nelle relazioni?

Quando un sintomo bussa alla porta, è sempre necessario contestualizzarlo nella storia biografica della persona: cosa è accaduto in prossimità all’insorgenza temporale del sintomo? La tonalità affettiva degli eventi recenti sta in qualche modo richiamando ricordi ed emozioni sepolte nella sua  memoria implicita? Ad esempio se una giovane donna, poco dopo essere diventata madre, inizia a soffrire di un’intolleranza al lattosio, potremmo provare ad esplorare come l’esperienza della maternità e le emozioni connesse a questa abbiano attivato dentro di lei uno stato di arousal che nel corpo si rende visibile con l’intolleranza. 

Un percorso psicoterapeutico ad indirizzo psicosomatico aiuta a rileggere le connessioni tra il corpo e il mondo interiore della persona e lavorando sulla trasformazione del sistema di regolazione emotivo diventa anche un atto di cura e prevenzione rispetto alla salute fisica.

Bibliografia:

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