Decluttering emotivo e l’importanza di fregarsene

Da qualche tempo il metodo più diffuso per mettere in ordine gli oggetti di casa è decluttering, ovvero l’eliminazione del superfluo e di tutto ciò che non dona nessun tipo di felicità o gioia. Per alcuni, il solo atto di togliere dal proprio spazio di vita tutto ciò che non è necessario e tenere ciò che ha realmente significato, può essere liberatorio, quasi catartico: basta spolverare quell’oggetto inutile, basta aprire l’armadio e fissare vestiti che non si indossano da anni, basta con “magari un giorno torna comodo” e alla fine rimane sempre scomodo. 

Ma che cosa potrebbe accadere se seguissimo questo approccio anche ad altri aspetti della vita. Come sarebbe se applicassimo il decluttering anche per la gestione del lavoro, degli impegni, degli appuntamenti, delle relazioni. Forse riusciremo ad essere liberi di concentrare tempo, energia e denaro su altre cose?

Utilizzando le parole di Sarah Knight (https://www.youtube.com/watch?v=GwRzjFQa_Og), che su questo ha costruito la sua carriera, probabilmente inizieremo a preoccuparci di meno, -rimanendo letterali: ce ne fregheremmo di più- e, con buone possibilità, riusciremo a dedicare il nostro tempo a ciò che vogliamo fare e non solamente a ciò che ci viene chiesto di fare. Forse inizieremo ad occuparci di ciò che ci interessa e dare meno importanza a ciò che, invece, non ci piace. 

È innegabile che detto così si possa pensare di diventare un po’ egoisti. “Stronzi”, per usare le parole della Knight. Ma in realtà non è per forza così. 

Pensiamo a quando abbiamo un impegno o un appuntamento. In queste situazioni ci sono almeno due persone coinvolte: noi e la persona che dovremo incontrare. A molti sarà capitato, anche solo una volta, di accorgersi di non aver voglia di presentarsi a quell’appuntamento, che fosse la festa di Natale con i colleghi, l’aperitivo con gli amici che hanno appena avuto un bambino, il pranzo domenicale con tutti i parenti.

Proviamo a immaginare una scena: la settimana di lavoro è stata lunga e gli impegni sono stati più del solito. Magari ha piovuto tutta la settimana e magari si è guastato il telefono. C’è solo voglia di passare un tranquillo e rilassante week end. Ma arriva l’invito degli amici per r il mesiversasio del loro primogenito. Ora, immagina di arrivare alla festa. Come pensi che ti sentirai: felice o annoiato? Avrai voglia di stare lì o penserai solo al momento in cui potrai tornare a casa?

Spesso abbiamo paura che rifiutando un invito potremo essere giudicati negativamente. E questo può succedere. Ma in verità gli altri possono pensare male di noi sempre, anche quando ci impegniamo a mantenere l’impegno, persino quando ci sforziamo di apparire entusiasti di essere in quel posto o fare quella cosa. E possiamo essere giudicati male, nonostante le nostre buone intenzioni e il nostro impegno perché, nonostante tutto, non abbiamo nessun potere sul pensiero dell’altro. Questo significa che gli altri possono arrivare a pensare di noi tutto il bene o tutto il male del mondo, anche quando non facciamo nulla (o facciamo di tutto) per influenzare la loro opinione.

Ma il timore che l’altro possa pensare male di noi ci porta a rispondere agli impegni senza pensare a come ci fanno stare. Diciamo di sì a appuntamenti a cui non vogliamo andare e poi finiamo per sprecare tempo, energia a fare qualcosa che non troviamo piacevole o cercando di trovare modi per liberarci dall’impegno all’ultimo minuto senza passare per dei completi egoisti -o “stronzi”. O a rimuginare su quanto ci sentiamo infastiditi e obbligati a rispondere all’invito.

E se invece di dire automaticamente “si” ci fermassimo un attimo per capire se ci va di vedere quella persona o andare a quella festa o se, invece, abbiamo voglia di usare il nostro tempo per fare altro, che sia guardare un film sotto le coperte o andare a fare una partita a calcetto con gli amici che non vediamo da tempo? E non perchè siamo meschini o superficiali, ma perché abbiamo tempo e energia per fare solo una cosa e dobbiamo scegliere cosa tenere e cosa togliere. Decluttering.

Per eliminare il superfluo dalle nostre vite possiamo prima di tutto capire ciò che non ci interessa fare e poi…smettere di fare ciò che non ci interessa fare.

Essere assertivi tanto con noi stessi, quanto con gli altri può essere una risorsa molto utile per applicare il decluttering alle nostre vite. Imparare a parlare con gentilezza e onestà sia con gli altri (“Ti ringrazio per l’invito, ma non verrò alla festa”, “Apprezzo la tua offerta e ti ringrazio per aver pensato a me, ma oggi ho scelto di fare quest’altra cosa”) che con noi stessi (“Oggi ho voglia di prendere del tempo per me stesso/a”), significa essere sinceri e cordiali senza doversi fare carico di particolari sensi di colpa, e scoprire che possiamo usare il nostro tempo e le nostre energie per fare più cose che ci piacciono, con meno fastidio, meno ansia e meno colpa.

E accorgerci che il mondo non finirà, anche se siamo un po’ stronzi.

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