“A te e famiglia!”: le trappole familiari durante le feste

Le festività sono alle porte e, come ogni anno, siamo alle prese con pranzi, cene, scambi di regali e momenti di condivisione con le famiglie di origine. Che l’incontro con i propri parenti avvenga una volta l’anno proprio in occasione del Natale, o che sia un evento speciale nell’ambito di una frequentazione quotidiana, le feste possono far emergere preoccupazioni e nervosismi legati ai vissuti familiari. Questo capita a tutti! Essere consapevoli delle dinamiche che muovono i nostri sistemi familiari può aiutare a farci sentire più calmi e meno in balia degli eventi.

I segreti familiari

Fra le modalità comunicative disfunzionali che influenzano il modo in cui una famiglia sta insieme ci sono i segreti familiari. Sono solitamente caratterizzati dall’intenzionalità di occultare informazioni ritenute importanti riguardo eventi o fatti sia personali sia familiari che, nonostante vengano esclusi, esercitano una certa influenza sulla sfera emotiva, cognitiva e comportamentale di ogni componente della famiglia. In particolare, l’impossibilità per i genitori di comunicare verbalmente riguardo eventi vissuti in precedenza nel corso del proprio passato relazionale e in merito a traumi vissuti nel corso della crescita hanno un impatto sulla relazione con i figli e sul benessere del nucleo familiare. Il mantenimento di un segreto determina una riorganizzazione del sistema familiare, secondo la quale si creano alleanze basate sulla distanza e la vicinanza fra i membri del nucleo. È così possibile evitare alcuni argomenti, distorcere le informazioni, mantenere implicitamente regole riguardo ciò che può essere detto, creare miti familiari e fantasie. Le strategie che le famiglie utilizzano per mantenere i segreti e non raccontare alcuni eventi sono diverse e possono causare confusione, ansia, senso di solitudine, sfociando in un malessere familiare più ampio. Il segreto ha dunque un impatto sulle relazioni familiari, creando barriere oltre che alleanze, riducendo il grado di fiducia e influenzando le modalità comunicative familiari.

“Non dire” per proteggere sé e gli altri

Può anche accadere che alcuni membri della famiglia non raccontino alcune esperienze vissute in passato senza avere l’intenzione di nasconderle o di eludere le domande degli altri membri in proposito, ma per evitare di soffrire ricordandole e per proteggere i familiari dal dolore che potrebbero provare. Spesso sono i genitori che tendono ad omettere alcune informazioni, evitando di raccontare le loro esperienze, agendo con l’intenzione di preservare i propri figli dal dolore e posticipando il più possibile la condivisione dei propri vissuti. La scelta di non parlare apertamente di alcuni temi ha così  lo scopo di proteggere i propri affetti oltre che sé stessi. In alcune famiglie, quindi, si cerca di non comunicare in merito ai temi che provocherebbero maggiormente dolore ai suoi membri, escludendo le informazioni che potrebbero turbare l’equilibrio del nucleo. Il silenzio si pone quindi come strategia utile al mantenimento del “non detto” e dell’omeostasi raggiunta dall’intera famiglia e non solo come modalità protettiva del singolo individuo. Ciò che spesso accompagna il “non detto” è un sentimento di vergogna, in quanto il contenuto di cui non è possibile parlare in famiglia solitamente rappresenta una smentita rispetto all’immagine presentata verso l’ambiente esterno.

I miti e i tabù familiari

In molte famiglie è possibile ascoltare racconti ben conosciuti da ogni membro, che solitamente prendono il ruolo di veri e propri aneddoti che vengono ricondivisi regolarmente, spesso proprio durante le feste. Da queste narrazioni emergono personaggi che fanno, o hanno fatto parte, del sistema familiare e che vengono ricordati per fatti o qualità specifiche, solitamente interpretate come positive. E’ il caso dello zio “gran lavoratore”, della nonna “vedova e instancabile”, della sorella “che si sacrifica sempre per gli altri” e così via. Questi miti questi miti donano a ogni famiglia un’aura di specialità e unicità, ma al contempo ne limitano i membri, ai quali è richiesto di aderirvi e portarne il fardello ricalcandone i modelli.

I tabù familiari riguardano invece tematiche che vengono escluse dalla conversazione, come ad esempio la sessualità, la fragilità emotiva o la malattia . I membri della famiglia sentono che questi temi potrebbero andare ad intaccare l’immagine idealizzata del sistema, costituendo quindi un rischio troppo grande da correre. Non vi è nemmeno la necessità di etichettare esplicitamente alcune questioni come tabù, dal momento che questi sono solitamente assodati e implicitamente condivisi tra i familiari.

Le lealtà invisibili

All’interno di un sistema familiare, ogni membro occupa una posizione, come un nodo all’interno di una rete. Questo posizionamento presuppone obblighi, impegni, oneri e onori. a cui tutti sono tenuti per mantenere il funzionamento familiare prestabilito. Un tentativo di trasgressione può, in alcuni casi, essere scoraggiato o portare addirittura al rifiuto e all’allontanamento dai propri legami familiari, in quanto elemento pericoloso per l’equilibrio familiare. I vincoli di lealtà portano a una difficoltà nel processo di separazione e individuazione personale rispetto al nucleo familiare, imponendo la rinuncia al desiderio di esplorare la propria unicità e la possibilità di essere realmente indipendenti. Ecco allora che, di fronte a un tentativo di emancipazione, emergono paure e sensi di colpa. 

Costruire un senso di appartenenza sano, affettivo e flessibile alla nostra famiglia e non lasciarci ingabbiare in posizioni vincolanti, rigide e stereotipate sembra dunque essere una sfida quotidiana per ognuno.

Le triangolazioni

Laddove vi sia un conflitto nella coppia genitoriale, è possibile che si creino situazioni in cui un figlio venga triangolato. Con l’obiettivo di spostare la tensione al di fuori dalla coppia, il figlio può essere “tirato dentro” lo scontro, rendendo molto più complesso il processo di svincolo fisiologico dal proprio nucleo familiare e l’avvio del processo di individuazione personale. Possono quindi crearsi relazioni familiari che ruotano attorno ad alleanze fra un genitore e un figlio, coalizioni fra genitori conflittuali, inversioni di ruolo (un figlio si prende cura del genitore e non viceversa) e così via. Anche in questo caso, la dinamica della triangolazione ha l’obiettivo di mantenere l’equilibrio omeostatico della famiglia, evitando ogni tipo di cambiamento. I membri della famiglia che vengono toccati dalla triangolazione vivono però uno stato di angoscia e sofferenza, determinato dal ruolo che si sono trovati involontariamente a giocare in questa dinamica. 

Queste sono solo alcune delle dinamiche che possono verificarsi all’interno dei sistemi familiari e che vengono utilizzate in terapia come “chiavi di lettura” per comprendere a fondo le origini di una persona. Poter indossare gli occhiali che permettono di individuarle con consapevolezza può aiutare a sentirne meno il peso e, perché no, rendere possibile il tentativo di fare dei movimenti per cambiare la propria posizione all’interno della rete familiare, per riuscire a sentirsi meglio anche durante i ritrovi in famiglia per le feste, percorrendo nuove strade relazionali

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