Posso prendere una pausa? Quando essere tristi va bene

“Oggi vorrei solo stare a letto e dormire”
“Questo week end non mi va proprio di vedere nessuno”
“Mi sento pesante alla sola idea di mettere la giacca e uscire”

Ci sono volte in cui ci sentiamo carichi, pronti a affrontare il mondo e ogni sfida che incontriamo davanti a noi. 
Poi ci sono giorni normali, in cui magari non ci sentiamo così energici da scalare una montagna, ma fare la spesa o andare al lavoro sembrano fatiche sostenibili.
E poi ci sono giorni in cui la stanchezza sembra non darci tregua, riusciamo solo a pensare a quando torneremo a casa, ci importa poco o nulla di ciò che dobbiamo fare e gli altri ci sembrano davvero irritanti.

L’umore ha per sua natura un andamento ciclico e a ogni momento di felicità, fa seguito un periodo di malinconia o tristezza, che a sua volta lascia il posto ad altra gioia e così via, con le varie sfumature intermedie.
Quando la tristezza dura troppo a lungo e l’umore sembra bloccato nella fase della malinconia e sentiamo che vorremmo piangere o arrabbiarci con chiunque ci imbattiamo, che i pensieri iniziano ad essere negativi e non riusciamo a ricordarci nessuna cosa buona che abbiamo fatto  e abbiamo la percezione di estremamente soli anche quando siamo in compagnia,  è possibile che stiamo attraversando un episodio depressivo. Altre volte, è solo un momento di down. 
In entrambi i casi però spesso può capitare di sentirsi tremendamente sbagliati e in colpa. Ma è davvero utile? Dobbiamo per forza cercare di reagire con vigore quando siamo giù di tono? Fare un po’ di chiarezza su alcuni aspetti può essere utile per riconoscere l’impatto che questi pensieri possono avere su di noi ed evitare di caricarsi di preoccupazioni che portano con sé emozioni difficili.

In primo luogo partiamo dall’idea che quando non si ha voglia di fare nulla, spesso davvero non si ha proprio voglia di fare nulla. Forse non è pigrizia o uno sfuggire da impegni e responsabilità, ma un bisogno di prendere per un momento le distanze da tutto e tutti e fare un bel respiro profondo o una bella dormita.
Di solito il senso di inerzia si manifesta quando abbiamo esaurito le energie, magari dopo un periodo particolarmente impegnativo al lavoro, a casa o a scuola. Quando portiamo avanti progetti faticosi, anche quando ci piacciono, il corpo si trova in una condizione di eustress, ovvero di stress positivo (semplificando è il contrario dello stress che il corpo prova quando si sente sotto minaccia). Però l’eustress consuma ugualmente energia fisica e psicologica, e alla fine porta ad un esaurimento delle risorse. Ecco perché, quando si porta a termine un progetto e ci si può rilassare, la stanchezza sembra essere tantissima. Abbiamo consumato per intero le nostre pile e ci possono volere giorno o anche settimane per ricaricarle. 
In altri casi il motivo risiede più nello stile di vita: se passiamo costantemente da un impegno all’altro, da un’attività ad un’altra e non ci concediamo nemmeno il tempo di sederci, mentalmente e fisicamente, per un po’ di tempo almeno ogni tanto, alla fine non avremo più nessuna forza, fisica e mentale. In questo caso saranno il corpo e la mente a scegliere per noi e ci lanceranno dei segnali di difesa per obbligarci, volenti o nolenti, a prendere una pausa e a riposarci.

Le costanti richieste dell’ambiente posso rendere i momenti di riposo molto difficili: potremmo pensare di essere pigri o non abbastanza perseveranti o forti e sentirci a disagio o in colpa al primo segnale di cedimento. A volte queste credenze possono anche arrivare dal contesto familiare.
Ma è importante ricordare che un’emozione spiacevole come la tristezza, in realtà, può davvero essere molto utile. Quando siamo tristi, rallentiamo e abbiamo modo di pensare davvero alla vita, ai sentimenti e alle persone. In questo senso la tristezza è ciò che abbiamo a disposizione per ricordarci quali sono i nostri piani e i nostri sogni, capire se possiamo ancora raggiungerli per come li abbiamo immaginati o se è arrivato il momento di spostarci verso altro.

Lo stato di tristezza consente alla persona di […] adattarsi alla situazione, per giungere ad elaborare soluzioni nuove e/o investire le sue energie verso altre/nuove mete” (Fogliani, Pellai)

In altre parole, essere triste non significa che non si sta affrontando una situazione, ma che è arrivato il momento di trovare un compromesso e andare avanti. È un’emozione importante che può aiutare ad adattarsi, accettare, concentrarsi, perseverare e crescere.

E quando la tristezza è troppa o dura troppo a lungo?

Come già detto, sentirsi tristi non significa soffrire di depressione. Ma se la tristezza inizia a compromettere in modo significativo la vita lavorativa, scolastica o sociale, allora potrebbe qualcosa di più importante. 
Le differenze chiave tra tristezza e depressione clinica riguardano soprattutto (ma non solo) la causa del cambiamento di umore e per la durata.
Se l’umore è mutato dopo un evento recente, come la rottura di una relazione, allora potrebbe essere tristezza, spiacevole, ma momentanea. Se quella rottura è avvenuta mesi fa, o non si riesce a vedere una chiara ragione per cui l’umore è cambiato, allora ci si potrebbe trovare ad avere un episodio depressivo. 
In questi casi rivolgersi a un professionista della salute mentale è molto importante è il primo passo per stare meglio e ristabilizzare il ciclo dell’umore.

Fogliani, M., & Pellai, A. (2012). Le nuove sfide dell’educazione in 10 comandamenti. Per aiutare i nostri figli a crescere (Vol. 237). FrancoAngeli.

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