Disturbo ossessivo compulsivo: molto più dell’amore per l’ordine

Tutto è vago al punto che non te ne rendi conto fino a che non hai tentato di renderlo preciso
(Bertrand Russel) 

“E’ solo grazie all’attenta pianificazione, alla precisione nei dettagli, alla minima cura di ogni particolare, che non funziona mai un cazzo”. Questa frase, trovata su Twitter potrebbe essere un buon esempio dello scopo di un percorso di psicoterapia per chi soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC, o OCD per chi lo preferisce in inglese), ovvero accettare che non è possibile avere controllo su tutto. Quando si ha a che fare con qualcuno con DOC, infatti, l’obiettivo non è tanto di eliminare la passione per l’organizzazione o l’attitudine a pianificare o, addirittura smettere di lavarsi le mani, ma è più che altro, e soprattutto, aiutare a capire che, anche se non è tutto in ordine, anche se accade qualcosa di spiacevole (o di veramente brutto), anche se abbiamo il timore di poter commettere qualche azione insensata (che poi alla fine non facciamo mai), non accadono tutte quelle cose gravi e catastrofiche che abbiamo immaginato. E cosa ancora più importante, che se accade, è irragionevole ritenerci gli unici e soli responsabili.

Spesso, quando si parla di Disturbo Ossessivo Compulsivo, si pensa a qualcuno a cui piace organizzare meticolosamente le cose, tenere le mani pulite o pianificare il fine settimana fino all’ultimo dettaglio. Se fossero sufficienti questi criteri è probabile la maggior parte delle persone finirebbe per avere una diagnosi di DOC e, in effetti, questi potrebbero essere alcuni dei comportamenti che potremo osservare in una persona che soffre realmente di DOC.
Ma in realtà non basterebbero per una vera diagnosi. A volte chi ama una stanza perfettamente ordinata, è solo una persona a cui piace una stanza perfettamente ordinata. Il DOC, invece, è una grave condizione psichiatrica che viene spesso fraintesa, forse anche perché poco conosciuta, perchè in realtà non è raro per chi soffre di DOC riuscire a nascondere le proprie ossessioni e compulsioni davanti agli altri, spesso per un forte senso di vergogna. 

E qui possiamo sfatare una delle credenze erronee sul DOC, ovvero che gli individui con Disturbo Ossessivo Compulsivo non capiscono di agire in modo irrazionale. Avere un DOC, infatti, non significa non cogliere il nesso logico tra gli eventi (chiamato anche “esame di realtà”). Le persone con DOC, in realtà sanno bene che la relazione tra le ossessioni e le compulsioni, nei fatti, non impedirà un evento avverso, se questo deve accadere. Ma la sensazione che provano è di non riuscire in nessun modo a controllarsi e  bloccare i comportamenti o pensieri intrusivi. È questa sensazione di non controllo su pensieri e azioni che rende questo disturbo così angosciante per chi lo vive.
“So che non ha senso pensare o fare così, ma non riesco in nessun modo a fermarmi”. 

Arriviamo così alla seconda falsa credenza sul DOC: i comportamenti ripetitivi sono sinonimo di DOC. Per sfatare questa credenza, è utile riflettere un momento sul significato di DOC. Come suggerisce il nome, il Disturbo Ossessivo Compulsivo ha due aspetti: il primo sono le ossessioni, ovvero intrusioni mentali che possono arrivare sotto forma di pensieri, immagini o gli impulsi, che vengono riconosciuti come assurdi e irrazionali da chi li vive e che non riescono in nessun modo ad essere eliminati dal flusso di coscienza. Il secondono sono le compulsioni comportamentali -o rituali-, ovvero azioni o gesti che vengono eseguiti secondo precise regole (ecco perché si chiamano anche rituali) e che hanno lo scopo, secondo chi li attua, di scongiurare un pericolo (immaginario) o di alleviare l’ansia provocata dall’ossessione. Chi soffre di DOC riconosce che le compulsioni sono assurde e irrazionali, ma ha la sensazione di non riuscire a non metterle in atto. La differenza tra chi si lava eccessivamente le mani o controlla le cose ripetutamente di tanto in tanto e chi soffre di un disturbo vero e proprio sta proprio nella percezione di non avere il controllo né sui propri pensieri, né sulle proprie azioni. Le persone con DOC hanno poco o nessun controllo sui loro pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi, al punto che possono passare davvero molto tempo a rimuginare o ripetere la medesima azione, fino a perdere importanti momenti della vita sociale, lavorativa o scolastica.  È proprio la cosiddetta compromissione di queste aree di vita che rappresenta uno dei criteri diagnostici e che separa le persone che soffrono di Disturbo Ossessivo Compulsivo, da coloro che potrebbero essere un solo un po’ più meticolosi o ossessionati dall’igiene, dall’ordine ecc. 

Un’altra credenza irrazionale riguarda il contenuto delle ossessioni e delle compulsioni. Spesso si crede che il sintomo principale del Disturbo Ossessivo Compulsivo sia l’eccesso di lavaggio delle mani. Sebbene il lavaggio delle mani sia l’immagine più comune di DOC nella cultura popolare, le ossessioni e le compulsioni possono assumere molte forme diverse. Le ossessioni possono manifestare paure di contaminazione e malattia, preoccupazioni di danneggiare gli altri o preoccupazioni per numeri, modelli, moralità o identità sessuale. E le compulsioni possono variare dalla pulizia eccessiva o al controllo ripetuto, alla disposizione degli oggetti o al camminare secondo schemi predeterminati.

Ma cosa causa il DOC?

La risposta, purtroppo, è frustrante: non lo sappiamo davvero.
In alcuni casi, anche se rari, può insorgere dopo un evento traumatico. 
Altre ipotesi sostengono che le persone che soffrono di DOC hanno una sorta di predisposizione di base a evitare il rischio (chiamata anche avversione al rischio) e che quando vengono esposte a ripetute situazioni in cui possono ridurre l’ansia attraverso specifiche azioni, si crea un rinforzo negativo proprio nei confronti dell’ansia stessa, che quindi viene considerata sempre più insopportabile. 
In altri casi può trovare un origine nelle dinamiche familiari, dove uno e entrambi genitori, hanno fatto da modello portando il bambino o la bambina a considerare alcuni pensieri sbagliati e alcuni comportamenti giusti per stare meglio o ridurre il senso di colpa.
In merito al senso di colpa, diverse orientamenti teorici sostengono che ciò che spesso impedisce a chi soffre di DOC di uscire spontaneamente dal malessere, sia proprio la difficoltà a confrontarsi con il senso di colpa se qualche cosa di negativo (evento avverso) si verifica, affiancata dalla convinzione che si sarebbe potuto evitare quella cosa (ossessione) se solo si fosse fatto qualcosa per evitarlo (compulsione). La parola d’ordine diventa quindi “prevenire è meglio che curare”, anche se nella maggior parte dei casi non si ha la minima idea di cosa poi si dovrebbe curare.

Diverse ricerche hanno poi rilevato le componenti neurobiologiche del DOC, osservando che in genere chi soffre di DOC tende ad avere bassi livelli di serotonina, un neurotrasmettitore che comunica tra le strutture cerebrali e aiuta a regolare i processi vitali, come l’umore, l’aggressività, il controllo degli impulsi, il sonno, l’appetito, la temperatura corporea e il dolore. 

La buona notizia è che ci sono trattamenti efficaci per il Disturbo Ossessivo Compulsivo, inclusi farmaci, che aumentano la serotonina nel cervello, limitandone il riassorbimento da parte delle cellule cerebrali e la psicoterapia. L’efficacia della terapia farmacologica diventa ancora più alta, se a questa viene affiancato un percorso di psicoterapia.

In conclusione, sapere che il cervello ci sta mentendo, può essere angosciante. Ma la conoscenza e la comprensione di cosa ci sta accadendo può aiutarci a riprendere il controllo della situazione.

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