A chi piace farsi venire i brividi?

Halloween è ormai vicinissimo e come ogni anno si porta il suo carico di brividi e spaventi.
Quest’anno vogliamo cogliere l’occasione per capire meglio cosa si trova dietro la voglia di farsi spaventare.
Per prima cosa, non tutte le paure sono uguali. Guardare un film dell’orrore, visitare un teatro degli orrori al luna park, giocare un videogioco terrorizzante o leggere un thriller, sono esperienze piacevoli, mentre temere di arrivare tardi a un appuntamento, essere chiamati per un esame o essere coinvolti in un incidente stradale sicuramente non lo sono.
Ma se l’ansia e la paura non sono sensazioni piacevoli, perché cerchiamo esperienze che ci suscitino queste emozioni?
Questo interrogativo è così interessante che esistono laboratori, come il Recreational Fear Lab presso la Aarhus University, che studiano l’interessante fenomeno della “paura ricreativa” (Andersen et al, 2021). Un primo interessante risultato è che più della metà delle persone amano guardare i film dell’orrore (Clasen, Kjeldgaard-Christiansen, & Johnson, 2020), quindi non parliamo di un gruppo ristretto di individui. Cosa rende allora piacevole la paura? Possiamo vederlo in tre principali dimensioni.

La prima dimensione della paura riguarda i nostri pensieri. Per alcune persone sentirsi in grado di superare i momenti di paura, porta alla soddisfazione per aver spinto avanti i propri limiti. Molti sono curiosi rispetto al lato “oscuro”. La paura dell’ignoto è una delle più naturali e istintive. Il nostro mondo è facile da capire quando abbiamo a che fare con ciò che già conosciamo e comprendiamo. L’ignoto ci consente invece di esplorare un territorio nuovo. Il mondo dell’orrore è un contesto immaginativo in cui è possibile sperimentare la paura e imparare preziose lezioni su come rispondere al pericolo. Il sistema della paura stimolato dall’orrore è una dotazione donataci dall’evoluzione (Öhman & Mineka, 2001). Simulare contesti spaventosi è simile all’esperienza dei bambini che giocano ad inseguirsi agendo una versione ritualizzata delle interazioni tra predatore e preda (Steen & Owens, 2001). Questi scenari ci rendono più forti, in grado di affrontare le paure nei momenti in cui la nostra risposta potrebbe essere fondamentale per la nostra sopravvivenza.
Le minacce nei film dell’orrore riflettono i pericoli che hanno minacciato la nostra specie per centinaia di migliaia di anni (Clasen, 2012). Serpenti che strisciano nell’oscurità, ragni giganti e mostri rettiliani non riflettono paure dei nostri tempi, ma minacce che hanno tenuto i nostri antenati svegli la notte. Anche mostri moderni, come gli zombie, creature che mangiano e infettano gli esseri umani, riflettono le primordiali paure dei predatori e del contagio. Un cocktail decisamente potente.

Un altra dimensione fondamentale della paura è il suo impatto sul nostro corpo. La paura genera cambiamenti fisiologici: un cuore palpitante, il respiro breve e intenso, sudori freddi, e un peso alla bocca dello stomaco. I nostri comportamenti rispondono a questa attivazione e producono risposte di attacco (come un predatore che ingaggia una potenziale minaccia), fuga (come una preda che cerca di sfuggire per sopravvivere) o freezing (la risposta finale che il corpo mette in atto per ridurre la sofferenza di una situazione troppo intensa da sostenere). Nessuna di queste esperienze sembra piacevole, ma quando ci spaventiamo in un contesto “sicuro”, come la sala di un cinema o il nostro divano, la nostra mente valuta velocemente la situazione e riconosce che l’esperienza non è un vero rischio per la nostra incolumità. Come conseguenza il nostro corpo si calma, ma l’ondata di adrenalina e il rilascio di endorfine e dopamina che il nostro cervello ha prodotto, perdura e l’esperienza spaventosa si dissolve lasciandosi dietro un’esperienza che molti trovano entusiasmante.

Una terza dimensione che rende la paura godibile per la maggior parte delle persone è la socialità. I film dell’orrore sono talvolta ottime occasioni per un primo appuntamento, in cui l’adrenalina portata dalla paura spinge gli umani a cercare vicinanza fisica, come naturale istinto di protezione. Similmente, una serata tra amici è un’ottima occasione per condividere un bello spavento pur sentendosi protetti e condividendo una simile esperienza. Condividere con gli altri questo tipo di esperienza ne amplifica l’intensità delle sensazioni e rendendo ancora più gratificante l’euforia che ne consegue.
È importante sapere che, a prescindere dalla piacevolezza o meno di queste esperienze, gli spaventi non sono per tutti ed è giusto che sia così. Tuttavia condividere l’esperienza con altre persone consente di ridurre l’impatto della paura e ne facilita un’esposizione più gradevole. Allo stesso modo, le risposte legate alla paura di diversi individui rendono ancora più sfaccettata l’esperienza per ogni individuo e arricchiscono ancora di più l’esperienza condivisa.

Avendo dato un’occhiata al divertimento che può nascondersi nella paura, questo halloween, perchè non provare a sperimentare almeno un divertente spavento facendo un piccolo passo oltre la soglia, verso il lato oscuro.

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