Psicosomatica: Non sono un malato immaginario!

La Psicosomatica è la disciplina che studia i legami e le interazioni tra i fattori psicologici e i fattori fisiologici nell’origine, nel mantenimento e nella guarigione da una malattia. Il presupposto teorico di partenza è la visione unitaria della persona, il tentativo di superare quella scissione tra mente e corpo portata avanti nella nostra cultura occidentale. 

La malattia è passata dall’essere considerata come l’effetto di una sola causa, a essere intesa come  il risultato visibile di un circuito multifattoriale, i cui componenti possono appartenere sia alla sfera psichica che fisica e sono legati tra loro da reciproche influenze. 

Molte ricerche del secolo scorso hanno evidenziato che fattori di tipo emozionale, psicosociale e stili di vita stressanti possono agire sulla nascita e sul decorso di malattie organiche. La psicosomatica ad orientamento ecobiopsicologico non solo presta attenzione all’aspetto emotivo che accompagna la patologia corporea, ma osserva come la psiche e il soma(corpo) esprimano una medesima realtà ma su piani differenti, ponendosi la sfida di rintracciare e rendere esplicito il processo sottostante alla generazione della sintomatologia: perchè e come ci ammaliamo? Il focus non è tanto sulla malattia, ma sulla persona. 

Nella medicina tradizionale sono etichettati come “idiopatici”, “essenziali” o “psicosomatici” quei disturbi rispetto ai quali non appare evidente una causalità di tipo organico; questa prospettiva ha spesso fuorviato verso l’idea che la sofferenza fisica legata a fattori emotivi e pertanto non visibili in esami diagnostici fosse una sorta di simulazione e che il soggetto fosse un malato immaginario.

Come nasce il concetto di psicosomatica?

Sin dagli albori la psicologia si è confrontata con il tema del corpo: Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, si era accorto che una parte della mente (l’ Io) dei suoi pazienti cercava di allontanare pensieri, desideri, vissuti emotivi disturbanti. Questo tentativo di allontanamento finiva per cacciarli in quella parte della psiche denominata da lui Inconscio o in alternativa talvolta avveniva un “misterioso salto sul corpo”: le persone potevano presentare sintomi fisici, pur non essendoci elementi organici a spiegarne l’origine, ad esempio arti paralizzati pur mancando lesioni o traumi fisici come accadeva alle pazienti che Freud aveva incontrato alla clinica Salpetrière.

Tra gli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, il medico statunitense Franz Alexander notò come stati emotivi esperiti dal soggetto come conflittuali, attraverso la mediazione del sistema nervoso vegetativo, fossero implicati nell’origine di alcune patologie organiche, definite Holy Seven (ulcera peptica, rettocolite ulcerosa, asma bronchiale, ipertensione essenziale, disturbi della regolazione tiroidea, neurodermatiti e artrite reumatoide). Il “conflitto psichico”, ovvero tutte quelle emozioni, pensieri, bisogni e ricordi  che una persona sentiva come pericolosi, disturbanti, intollerabili, era inteso come il nucleo centrale nell’insorgenza della patologia organica. A seguire, le ricerche si sono mosse a verificare l’ipotesi che alcuni tratti di personalità potessero correlare con stili cognitivi e meccanismi di difesa e pertanto incidere sulla vulnerabilità all’insorgenza di alcune patologie del corpo (Dunbar). 

Cos’è e come funziona la somatizzazione?

Gli studi che hanno cercato di comprendere i rapporti tra gli stati emotivi e le patologie organiche si sono moltiplicati nel corso del secolo scorso e hanno dato origine alla branca della medicina denominata psiconeuroendocrinoimmunologia: i processi di somatizzazione sono stati indagati come risposte di attivazione del sistema vegetativo, endocrino e immunitario connesse alla difficoltà dei soggetti di vivere i propri stati emotivi.  Le somatizzazioni possono mettere in scacco il funzionamento della fisiologia del corpo fino a generare anche danni d’organo; più che malattie immaginarie potremmo parlare di malattie dell’immaginario, ovvero di quella facoltà di mentalizzazione degli stati emotivi. Quest’ultima non solo permette la lettura dei propri stati emotivi e quelli altrui, ma anche la loro regolazione, la capacità di controllare gli impulsi e di automonitoraggio (Fonagy). La nascita e lo sviluppo di questa facoltà della mente dipendono dagli accadimenti dei nostri primi anni di vita. 

La mente umana nasce all’interno della relazione che il neonato ha con le persone che si occupano di lui. Più le relazioni primarie sono caratterizzate da dissintonie tra i bisogni del bambino e le risposte degli adulti, più saranno presenti stati neurocettivi di allarme e pericolo, che coinvolgeranno i sistemi neurofisiologici del soggetto, venendo poi a costituirsi come stili ricorrenti di relazione con se stessi e con il mondo. Questi schemi sono depositati nella parte della nostra memoria denominata implicita, costituita da elementi che vanno al di là del sistema verbale. Nel corpo si incarnano le nostre memorie relazionali e si rendono visibili gli effetti di quegli stati neurocettivi di allarme prolungati nel tempo.

Perchè affiancare alle cure mediche percorsi di psicoterapia quando si ha una malattia organica?

La psicoterapia è l’esperienza relazionale alternativa rispetto a ciò che abbiamo vissuto e attivatrice di un cambiamento di quegli stili ricorrenti (modelli operativi interni), appresi nelle relazioni primarie e connessi agli stati di sofferenza psichica e fisica di una persona. 

La psicoterapia con orientamento psicosomatico accede alle memorie relazionali implicite, anche attraverso un’osservazione attenta al corpo del soggetto. La malattia organica diventa portatrice di informazioni delle emozioni e del funzionamento della persona, le quali nel setting terapeutico smettono di essere l’indicibile, non rappresentabile (Kalsched), che faceva cortocircuitare la persona in uno stato di sofferenza a più livelli (fisica, psichica e relazionale) e si costruisce un campo di apprendimento e sperimentazione di nuove versioni di sè. Lavorando sulle proprie emozioni e sulla propria capacità di regolarle si trasformano anche i circuiti neurobiologici profondi. Curare mente e corpo insieme permette la costruzione di quello che chiamiamo stato di benessere. 

Bibliografia:

Frigoli D. , Fondamenti di psicoterapia ecobiopsicologica, Armado Editore, 2007

Kalsched D., Il trauma e l’anima, Moretti & Vitali , 2013

Porcelli P. , Medicina Psicosomatica e psicologia clinica, Raffaello Cortina Editore, 2009

Porges S.W. , La guida  alla teoria polivagale, Giovanni Fioriti Editore, 2018 

Schore A. , La regolazione degli affetti, Astrolabio, 2003

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