E tu, riposi abbastanza?

Solitamente quando una persona ha bisogno di riposo, il suggerimento che gli viene dato è di fermarsi, di stare seduto, sdraiato o addirittura di andare a dormire. Vi è mai capitato di cercare di riprendervi da un periodo pesante andando a letto prima o svegliarvi più tardi al mattino, solo per sentirvi ancora più stanchi al risveglio? Tuttavia, sonno e riposo non sono la stessa cosa. La dottoressa Dalton, medico e autrice americana, propone un interessante modello di riposo diviso in sette aree

Il primo è il riposo fisico, più comune e facilmente intuibile, che può essere passivo, come nel sonno, o attivo, come nelle attività fisiche di rilassamento, come lo yoga, lo stretching o le sessioni di massaggio che favoriscono la circolazione e la flessibilità.

Il secondo tipo è invece il riposo mentale. Questa necessità si riferisce al carico mentale di impegni, responsabilità e stress che non sono alleggeriti da una notte di sonno. In questo caso è fondamentale trovare dei momenti di pausa, brevi pause per ogni due ore di lavoro che hanno lo scopo di ricordare alla nostra mente di fermarsi. Allo stesso modo, se capita di avere pensieri prima di dormire, può essere utile avere un blocco dove appuntarsi i pensieri ingombranti prima di dormire e affidarli al blocco fino alla mattina successiva di modo da non perderli, ma conservandoli per un momento in cui si potrà effettivamente occuparsi di loro.

Il terzo tipo di riposo è quello sensoriale. Luci brillanti, schermi, rumori di fondo e conversazioni in ufficio o su zoom o Skype possono sovrastimolare i nostri sensi spingendo il nostro cervello a processare una quantità molto elevata di informazioni. Per garantire momenti di riposo a noi stessi è sufficiente prendersi un minuto di pausa con gli occhi chiusi durante la nostra giornata e lontani dalle notifiche oltre che allontanarsi consapevolmente dai dispositivi elettronici a fine giornata senza rispondere alle mail, al telefono e ai messaggi. Nel caso di urgenze è importante riconoscere cosa è effettivamente necessario che riceva una risposta immediata e cosa può essere gestito domani (la risposta niente, raramente rispecchia la realtà ed è più spesso legata alla paura di perdere dei pezzi).

Il quarto tipo di riposo viene chiamato “riposo creativo”. Gestire una giornata con numerosi imprevisti, orari che si sovrappongono e un alto livello di problem solving e di creatività rischia di esaurire le nostre risorse deputate alla ricerca di soluzioni e al far “quadrare i conti”. Per fornire questo tipo di riposo è importante la presenza di stimoli creativi che ci diano contributi costruttivi e di ispirazione. Un esempio può essere il trovare tempo per godersi la natura, film, libri, serie tv… in generale avere una fonte di stimoli che ci arrivino dall’esterno e contribuiscano al nostro bagaglio di ispirazioni.

Il quinto tipo di riposo fondamentale per il nostro benessere è il riposo emotivo. Per riposo emotivo si intende la possibilità di spendere del tempo esprimendo liberamente le proprie emozioni, senza sacrificarle per bisogni esterni o per il bene di chi ci sta vicino. Un esempio di questo momento di pausa è fare una vacanza dai contesti stressanti in cui ci ritroviamo a sacrificare il nostro benessere per gestire situazioni stressanti e troviamo uno spazio in cui possiamo allentare i vincoli che limitano la nostra possibilità di esprimere come ci sentiamo. Un esempio di questi momenti di “vacanza” può essere anche un incontro con un amico, in cui per qualche ora, lasciamo spazio a come stiamo realmente senza doverci preoccupare dell’immagine dobbiamo mantenere all’esterno.

Il sesto tipo di riposo presentato dal modello è strettamente collegato al precedente e riguarda il riposo sociale. Questo tipo di riposo è cruciale nei casi in cui non riusciamo a distinguere tra quelle relazioni che ci danno energia da quelle che ne assorbono. Per garantire il riposo sociale di cui abbiamo bisogno, è fondamentale circondarsi di persone che ci supportino. Per riconoscere queste relazioni è importante rivolgere la nostra attenzione verso le persone con cui ci relazioniamo e cogliere se avere a che stare con loro è qualcosa che ci fa stare bene oppure, in alcuni momenti, ci “attiva” in modo spiacevole. Allo stesso modo, è utile ritagliarsi dei brevi momenti in cui stare da soli con noi stessi per ricaricare le batterie.

Infine, il settimo tipo di riposo presentato è quello “spirituale” che non riguarda necessariamente la dimensione religiosa, ma che comprende il senso di appartenenza, di accettazione e la percezione di avere uno scopo. Per ottenere questo tipo di riposo è importante trovare dei momenti in cui rompere la routine abitudinaria e concentrarsi a ciò che di più grande di noi può esserci cercando di ampliare il nostro “campo visivo” attraverso riflessione o pratiche di meditazione.

Essere consapevoli che le energie che investiamo nel corso delle nostre giornate sono di tipo diverso, può aiutarci ad osservare la nostra routine e a riconoscere quale tipo di risorsa sia più a rischio. Questo modello è uno spunto di riflessione per osservare sotto una nuova luce la stanchezza e come possiamo ricercare momenti di riposo adatti al nostro affaticamento. 

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