Vacanze = Mal di testa?

Al giorno d’oggi tutti ci lamentiamo di ritmi lavorativi serrati e pressanti, attendiamo trepidamente il weekend o lo stacco delle vacanze estive, ma quando finalmente il tempo dello svago e del riposo sopraggiunge, porta con sè un ospite indesiderato: il mal di testa.

Noi lo chiamiamo “mal di testa”, ma in realtà ne esistono tanti tipi differenti. 

Il dolore può essere diffuso o circoscritto, pulsante o acuto e può interessare aree del capo differenti (frontale, laterale o occipitale). A volte può insorgere come effetto di altre condizioni vigenti ( lo stato della fame o della disidratazione, stati febbrili etc ) oppure può essere primario, non collegabile ad altri fattori.

Quali sono i più comuni di “mal di testa”?

Le cefalee primarie o essenziali più comuni sono:
l’emicrania, la più diffusa, è legata a fattori di tipo vascolare ed è composta da due fasi: quella connessa alla vasocostrizione dei vasi meningei, generatrice dei sintomi premonitori quali aura, ronzii, senso di vertigine, ipersensibilità e insofferenza ai suoni; ad essa segue la vasodilatazione, causa della vera e propria crisi dolorosa. Durante un attacco di emicrania, la persona può lamentare anche sintomi secondari come nausea, vomito o fotofobia (fastidio alla luce).
• la cefalea muscolo tensiva, il cosiddetto cerchio o morsa alla testa, in cui la persona sente una forte compressione del capo dovuta alla tensione dei muscoli del collo, del volto e del cuoio capelluto. Il dolore è diffuso e costante e interessa la zona occipitale e temporale.
• la cefalea a grappolo, in cui il dolore generalmente monolaterale è molto intenso, localizzato nella zona orbitale (vicino all’occhio) e dello zigomo, a volte accompagnato da lacrimazione ed edema (gonfiore) alla palpebra, congestione nasale e fotofobia.

Che cosa ci accade quando abbiamo mal di testa?

Nonostante la diversità della sintomatologia, l’elemento comune ad ogni cefalea è l’effetto pietrificante che ha per la persona, la quale a causa del sintomo è costretta ad evitare il contatto con gli altri, ad astenersi da ogni attività. Il risultato della cefalea saranno l’isolamento, la chiusura, il silenzio e il bisogno di stare immobili e al buio. 

La psicosomatica del mal di testa

Secondo la psicosomatica classica, quando compare un sintomo corporeo abbiamo lo spostamento sul corpo di un conflitto psichico, ovvero uno stato di contrasto interiore tra uno o più bisogni, emozioni o rappresentazioni mentali. Nel caso del mal di testa in vacanza quali conflitti interiori potremmo ipotizzare?  Facciamo il percorso a ritroso dal sintomo: quando abbiamo mal di testa sentiamo il bisogno di stare fermi, ci isoliamo, ci blocchiamo e questo ci accade proprio quando avremmo finalmente il tempo di abbandonarci ai nostri desideri, al dolce far niente delle vacanze. Il tempo della vacanza è quello dove si dovrebbe entrare in una dimensione di vuoto ristoratore e creativo , ma il rallentamento dei ritmi potrebbe essere vissuto come buco nero che ci risucchia e ci spaventa.

Durante il tempo libero, la persona, spesso molto attiva, si confronta con la passività, con il lasciarsi andare, con il tema dei “desideri” e questo potrebbe attivare antiche emozioni di paura o sensi di colpa. Nei  momenti in cui dovremmo rallentare il nostro agire sul mondo e connetterci con la nostra dimensione interiore inespressa nella quotidianità, ci pietrifichiamo. Come mai non riusciamo ad essere “leggeri”? Cosa succede nel nostro mondo interno? 

Quale rapporto abbiamo con i nostri bisogni, con i nostri desideri, con il lasciarsi andare, con lo stare fermi senza performare?  Una persona che soffre di mal di testa ricorrenti durante i weekend o le vacanze potrebbe allora raccontare una difficoltà di rapporto con il proprio mondo emotivo, un eccessivo investimento della dimensione razionale, del “fare”, ovvero della dimensione simbolicamente rappresentata dalla testa, il distretto corporeo pianificatore e costruttore di vie e progetti, ma che talvolta  finisce per costruire dighe fallimentari e labirinti insidiosi.   

La psicoterapia può aiutarci quando soffriamo di mal testa ricorrenti?

In una prospettiva psicosomatica ogni sintomo racconta una storia differente: il mal di testa di Gaia è diverso da quello di Pietro, in quanto ogni persona ha una storia di vita differente. Ad esempio Gaia è sempre stata una “brava bambina”, molto ragionevole e pacata, si è costruita una corazza rispetto ai suoi bisogni più autentici e ogni volta che scende da un aereo il primo giorno di vacanza lo passa in camera con il mal di testa. Pietro invece dopo la nascita del primo figlio ha iniziato a soffrire di cefalea per lo più nei weekend. Cosa accade a Gaia e a Pietro? La specificità del momento in cui compare il sintomo, l’osservazione della dimensione fisiologica coinvolta (è un’emicrania con aspetti vascolari o una cefalea muscolo-tensiva?) e la storia passata della persona ci permettono un’apertura esplorativa e la possibilità di entrare in contatto con aspetti di noi prima non conoscibili e rappresentabili.

Le somatizzazioni sono “informazioni simboliche” su funzionamenti interiori della persona e la psicoterapia è uno spazio protetto dove apprendere modalità relazionali con se stessi e con il mondo differenti e dove stabilire un dialogo nuovo tra corpo e mente al fine di costruire il proprio benessere. Grazie alla psicoterapia i nostri dolori fisici e psichici assumono una forma più conoscibile e, diventando consapevoli di ciò che ci riguarda, del nostro mondo emotivo, dei nostri funzionamenti, possiamo permetterci quel cambiamento di cui tutti parlano.

Bibliografia:

Frigoli D. , Fondamenti di psicoterapia ecobiopsicologica, Armado Editore, 2007

Porcelli P. , Medicina Psicosomatica e psicologia clinica, Raffaello Cortina Editore, 2009

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