Tu chiamale, se vuoi, emozioni. La difficoltà di entrare in contatto con sè stessi.

Avete presente quelle giornate in cui sentite qualcosa ma non riuscite a capire cosa? Se la risposta è si, potrebbe esservi di conforto sapere che non siete soli.

Come essere umani siamo splendidamente imperfetti, e in questo caso l’imperfezione è presente nella nostra mente e nella capacità di sentire le emozioni. Questo difetto di fabbrica è presente in tutti noi e qualche volta non ci permette di identificare, capire o anche sentire realmente le emozioni che stiamo vivendo. Ed è per questo che alcune emozioni, in alcuni momenti, ci rimangono dentro in una forma che non riusciamo proprio a definire. Un po’ come quando l’oculista ci propone di leggere delle lettere che non riusciamo a vedere: sappiamo che ci sono, le percepiamo, ma non riusciamo proprio a distinguerle con chiarezza. Ma le emozioni vivono sempre dentro di noi anche quando non le capiamo fino in fondo, o magari, rifiutiamo accettarle. 

In tema di non accettazione, pensiamo a quei periodi in cui abbiamo un sacco di cose da fare, gli impegni si sono improvvisamente accavallati tra di loro e ci sentiamo carichi di cose da fare. Probabilmente sentiremo un normale, seppure spiacevole, stato di stress. Se però non ci concediamo di viverlo e sentirlo, lo stress può diventare esso stesso un’ulteriore cosa che dovremo gestire e finiremo per provare ansia. Ma se lo stress è poco piacevole, l’ansia è decisamente sgradevole e allora potremo trovarci, anche a nostra stessa insaputa, a mettere in atto tutta una raffinata serie di comportamenti che ci permettono di evitare di entrare realmente in contatto con quella particolare sensazione di non essere abbastanza, di non avere fiducia in noi stessi, di non essere abbastanza bravi, belli, forti ecc. Ecco quindi che faremo di tutto per tenerci sempre occupati a fare qualcosa, cercare costantemente la compagnia di qualcun’altro o evitare specifiche situazioni. E anche se sentiamo che il dolore è da qualche parte dentro di noi, in superficie adottiamo un fragile buonumore, sforzandoci di sorridere nonostante tutto, per mascherare la ferita che abbiamo subito. Piuttosto che dichiarare a noi stessi che siamo vulnerabili. 

Il costo della confusione

Ma l’allegria è una tristezza che non conosce sé stessa, e finiamo per pagare a caro prezzo la difficoltà a elaborare i nostri sentimenti negativi. Non ammettere di provare emozioni spiacevoli può farci ancora più male di quelle stesse emozioni che cerchiamo di evitare. La nostra mente si atrofizza in un costante rimuginio sul fatto stesso di essere preoccupati o infelici, ci deprimiamo per tutto perché non possiamo essere tristi per qualcosa. Ad alcune persone può succedere di dormire di più, perchè l’insonnia è la vendetta di tutti i pensieri che abbiamo evitato di elaborare durante la giornata. Altri evitano di elaborare la sofferenza perché ciò che provano è così contrario all’immagine di loro stessi come persone forti e indipendenti e belle e brave e normale, così minaccioso per l’idea di normalità della nostra società e così in contrasto con chi vorrebbero davvero essere, che ogni mezzo è lecito pur di evitare di scoprirsi -semplicemente- imperfetti.

Come fare quindi?

La risposta può essere banale, ma quello di cui abbiamo realmente bisogno è un po’ di compassione per noi stessi, di un’atmosfera interna in cui le difficoltà che incontriamo possono essere riconosciute e accettate senza giudizio, di guardare a noi stessi come guarderemo un caro amico in difficoltà. E di ricordare sempre che il motivo per cui non riusciamo a capire le nostre emozioni e come ci sentiamo, non è perché non ne siamo capaci o non ne abbiamo voglia; semplicemente, fa molto male. 

Per poter accettare anche le emozioni negative abbiamo bisogno di apprendere a guardarci dentro senza paura, facendoci aiutare da qualche buon amico e magari anche da un terapeuta professionale. Il risultato sarà di sentirci finalmente più leggeri e in pace. Quel macigno che sentivamo sul petto o sulle nostre spalle sarà diventato piuma. Quel rimuginio sarà pace e accettazione. 

Ma per raggiungere questa meta dobbiamo prima attraversare il sentiero della consapevolezza, in cui, gradualmente riconosciamo che, in un momento o nell’altro, la vita è semplicemente più triste di quanto vorremmo che fosse. 

Quando non si sa come fare

Alcuni potrebbero scoprire di non sapere da dove partire, perchè anche se conoscono bene la sofferenza e sanno che potrebbe esserci di meglio, non sanno proprio cosa sia questo meglio. A volte guardarsi dentro può essere terrificante perché sappiamo che l’unica cosa che c’è il vuoto. Altre volte il rischio è di entrare in contatto con qualcosa che è molto più soverchiante della tristezza. In questi casi, ricorrere a un aiuto professionale può essere il modo migliore per prendersi cura di sé.

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